martedì 10 luglio 2012

Inchiesta su grandi eventi in Sicilia

Ci saranno sviluppi, anche clamorosi, dall'inchiesta «Grandi eventi» avviata dalla Guardia di Finanza di Palermo e coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Gaetano Paci e Maurizio Agnello. L'attesa maggiore riguarda il contenuto dell'hard disk sequestrato dalle Fiamme gialle, nella cesta della biancheria sporca, in casa di Faustino Giacchetto, 49 anni, di Canicattì, ritenuto dagli inquirenti il personaggio centrale dell'intera vicenda. Avrebbe messo a disposizione di alcuni politici nazionali e regionali due appartamenti a Palermo (in via Sammartino e in via Principe di Belmonte) e delle escort, qualcuna delle quali avrebbe pure fatturato, sotto altre voci ovviamente, le proprie prestazioni sessuali.

I magistrati hanno già affidato ad un perito il compito di decrittare il contenuto dell'hard disk che dovrebbe aggiungersi alla documentazione trovata e sequestrata negli uffici della "D. I. Giacchetto Faustino" e delle altre undici società coinvolte nell'indagine. L'obiettivo degli magistrati inquirenti è di comprendere il meccanismo con cui gli appalti della lista dei Grandi eventi venivano affidati a trattativa privata dalla Regione Siciliana alle società al centro degli accertamenti della Procura, aggirando gare e bandi pubblici. I reati contestati a Fausto Giacchetto - assistito dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Fabrizio Biondo - sono la turbativa d'asta e la corruzione, reato, quest'ultimo, collegato ad una "dazione" di 4 mila euro ad un ispettore del Corpo forestale regionale.

Al centro delle indagini sono una serie di eventi che si sono svolti nell'Isola tra il 2010 e lo scorso anno. Oltre la visita del papa a Palermo nell'ottobre di due anni fa, nel mirino degli inquirenti ci sono i "Giochi delle Isole", "Inycon" di Menfi, il "Cous Cous Fest" di San Vito Lo Capo, la "Settimana Tricolore di Ciclismo" a Messina, Catania e Siracusa, il 387° Festino di Santa Rosalia a Palermo, il "Sicily Modern Penthatlon 2011" a Catania e Messina, il "Sicilian Ladies Open Golf" di Castiglione di Sicilia, i "Campionati mondiali di Scherma" a Catania, il Taormina Fashion Night nonché la gestione di bar e ristorazione del Teatro di Verdura di Palermo.

Nel frattempo, l'assessore Armao ha nominato una commissione d'indagine interna sui finanziamenti ai cosiddetti “Grandi eventi”. I commissari, che avranno il compito di fare luce sui finanziamenti oggetto della mega-inchiesta che sta facendo tremare i palazzi del potere, sono Biagio Bossone, Maurizio Pirillo, Antonio Brunetto e Gabriele Morreale. Le risultanze dell'attività della commissione si avranno molto presto: entro trenta giorni, infatti, è fissato il termine dei lavori, prorogabile di ulteriori trenta. Insomma, mentre la magistratura farà il suo corso, non più tardi dei primi di settembre, la Regione Sicilia saprà almeno qualcosa in più sulla spesa di quei fondi.

domenica 8 luglio 2012

Il Tribunale di Sciacca è nella lista delle 37 strutture giudiziarie che verranno soppresse

Ciò che sembrava un rischio è diventato, di colpo, una cruda realtà: la soppressione del Tribunale di Sciacca.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano della nuova geografia giudiziaria, o come si preferisce, il decreto «taglia tribunalini». Nella lunga lista dei 37 Tribunali c'è quello di Sciacca, che verrà accorpato ad Agrigento.

Vengono salvati quei Tribunali che invece hanno un numero di magistrati maggiore di 20. Sciacca non arriva a 15. Solo una questione di numeri.

Le reazioni nel mondo dell’avvocatura sono inequivocabili. L’avvocato Filippo Marciante, componente dell’ufficio di segreteria dell’Organismo Nazionale dell’Avvocatura, dice: «Ritengo sconcertante ed inaccettabile l’esito che ha avuto l’iter di approvazione da parte del Consiglio dei ministri del provvedimento di soppressione dei Tribunali minori, in quanto il confuso e contraddittorio atteggiamento del ministro Paola Severino non può essere giustificato, come lei ha affermato, dalle pressioni ricevute dalla politica, a cui il ministro addebita una totale incapacità di trovare compromessi sulla manovra. Per quanto ci riguarda, già ieri è stata convocata d’urgenza la giunta dell’Oua per adottare tutti quei provvedimenti tesi a far ritornare sui suoi passi il ministro, e per adottare iniziative mirate all’impugnazione del provvedimento che riteniamo illegittimo perché non rispecchia i criteri previsti nella legge delega».

Per il presidente della Camera Penale di Sciacca, avvocato Paolo Imbornone, «tutti gli sforzi e le iniziative assunte per scongiurare la soppressione del Tribunale non hanno avuto il necessario sostegno». Duro il commento dell’avvocato Serafino Mazzotta, componente del Coordinamento Nazionale Ordini Forensi Minori: «Adesso si scopre l’amara verità. L’ho detto e ripetuto diverse volte, ma sono stato additato di pessimismo. Purtroppo, avevo ragione. Ma la politica dov’è adesso? ».

La scure del governo si sta abbattendo su Sciacca, ma in Sicilia è stato confermato che non risparmierà Caltagirone (accorpato a Catania), Nicosia (a Enna), Mistretta (a Patti) e Modica (a Ragusa). Salvato Marsala, perché, ha detto il ministro, «si stanno celebrando processi importanti».

Personale ed attività del Tribunale di Sciacca
Attualmente, l’organico del Tribunale è costituito da 80 dipendenti, compresa la Procura. La struttura giudiziaria serve un bacino di utenza di 123.000 abitanti spalmati in 15 Comuni. Sono 10 i magistrati giudicanti e 4 i magistrati inquirenti. In un anno il Tribunale saccense ha definito, nel settore civile, 451 procedimenti di contenzioso, 65 separazioni consensuali, 56 separazioni giudiziali, 33 divorzi consensuali, 15 divorzi giudiziali, 1.005 di lavoro, 405 esecuzioni mobiliari, 100 esecuzioni immobiliari, 30 fallimenti. Nel settore penale, 1132 procedimenti tra Gip e Gup, 1856 verso ignoti, 615 procedimenti in dibattimento monocratico, 17 in collegiale. In Procura, il 77,35 per cento delle sentenze accoglie la tesi dell’accusa, cioè 1742 condanne su 2252 sentenze.
La Procura nell’ultimo triennio ha lavorato senza trascinare arretrati nonostante abbia sofferto la mancanza di sostituti in numero consistente. Il procedimento medio è di 224 giorni, quasi quanto la durata delle indagini.

giovedì 5 luglio 2012

Turismo ed enogastronomia nell'Agrigentino: finanziato progetto da 870 mila euro

Nuovi fondi in arrivo per il turismo in provincia di Agrigento. E' stato finanziato, con i fondi della Comunità Europea, il progetto “Agrigento: terra di storia, natura ed enogastronomia”.

Il Dirigente Generale del dipartimento Turismo della Regione Siciliana dott. Marco Salerno ha infatti comunicato che la proposta presentata lo scorso 27 aprile, dalla Provincia di Agrigento ha centrato tutti gli obbiettivi richiesti e, a breve, riceverà il relativo decreto di finanziamento. Si tratta di ben 870.000,00 Euro per programmare campagne mirate di marketing territoriale per partecipare ed organizzare eventi finalizzati all’incremento dei flussi turistici della nostra Provincia.

Questi fondi serviranno ad incrementare la già intensa attività di promozione turistica e delle eccellenze agroalimentari del territorio agrigentino, voluta dal Presidente Eugenio D’Orsi. Grande soddisfazione per questo ulteriore successo ottenuto dall’Amministrazione D’Orsi, viene espressa dall’assessore provinciale al turismo Angelo Biondi: “Ci fa piacere constatare che il nostro impegno politico insieme al lavoro competente dei bravi funzionari della Provincia continua a produrre buoni risultati. In momenti così difficili per i bilanci degli Enti locali riuscire ad intercettare le risorse provenienti dai finanziamenti europei rimane l’unica possibilità per programmare importanti ed utili politiche di sviluppo territoriali. Sotto questo aspetto la Provincia, ad oggi, non ha perso alcuna occasione riscendo a portare a finanziamento progetti per svariati milioni di Euro. Il finanziamento di questo nuovo progetto – continua Biondi – ci consentirà, attraverso la creazione di un apposito marchio di qualità, da diffondere e far conoscere, ai Buyers nazionali ed internazionali e nei mercati più rappresentativi, i pregi dell’intera filiera turistica della nostra provincia. Vogliamo puntare sul concetto dell’alta qualità della nostra offerta turistica che proietti la Provincia di Agrigento all’attenzione degli operatori e dei fruitori del turismo sostenibile e destagionalizzato.

Per tale scopo – conclude l’assessore Biondi - sarà fondamentale l’adesione e la convinta partecipazione dei nostri imprenditori della filiera e di ogni soggetto pubblico e privato operante nel settore, con i quali, insieme al Presidente D’Orsi, avvieremo da subito un’intensa attività concertativa per decidere le migliori strategie editoriali e di marketing. Saranno curate le manifestazioni fieristiche e gli eventi dedicati a cui partecipare, sia in Italia che all'Estero.

Sarà realizzato materiale promozionale tematico, dedicato ai prodotti/servizi aderenti al marchio ed alle relative aziende. Particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative promozionali da organizzare sul territorio, specialmente nei periodi bassa stagione (pacchetti/prodotti/servizi turistici incentivanti, ecc..). Ampio spazio sarà riservato alla promozione via Internet con inserzioni nei portali tematici e sarà curata l’organizzazione di educational tours rivolti a tour operators e giornalisti, la programmazione di workshop, con pre-convention tours che coinvolgano segmenti della domanda quali bikers, diving, trekking, appassionati di fotografia, appassionati dell'arrampicata, del turismo studentesco; e ogni altra azione che si riterrà utile”.

Fondi Fas per la Valle del Belìce: strappato impegno a Lombardo

Il coordinamento dei sindaci del Belice ha ottenuto l'impegno da parte del presidente della Regione Siciliana a considerare la conclusione della ricostruzione come una delle priorità del Governo regionale. Ciò si è concretizzato in una lettera ufficiale che Lombardo ha già inviato al Ministro per la coesione territoriale, professore Barca, per la riprogrammazione dei fondi Fas 2007/2013 con i quali si potrà completare la ricostruzione della Valle del Belice.

Si tratta in totale di 450 milioni di euro, di cui 300 per l'edilizia privata e 150 per le opere pubbliche. Il coordinamento dei sindaci si era auto convocato stamattina davanti la Presidenza della Regione siciliana. «Questa - dichiarano i sindaci dell'area belicina che da anni operano ormai attraverso un apposito coordinamento - era una delle diverse ipotesi che avevamo posto sul tavolo e fa seguito ai numerosi incontri preparatori avuti nei mesi scorsi a Roma presso i Ministeri competenti che avevano posto come pregiudiziale indispensabile la destinazione di questi fondi alla ricostruzione da parte della Regione Siciliana».

L'accordo sui Fas risale al 2011, Stato e Regione decisero di utilizzare questi soldi, che all'epoca risultavano inutilizzati, per lo sviluppo, la ripresa e il rilancio economico del Belice, impiegando gran parte di queste risorse proprie per completare alcune opere. Dopo le ultime vicende e il clamoroso trasferimento degli stessi fondi per altre emergenze, c'era la consapevolezza di una colossale presa in giro. Gli amministratori della Valle hanno appreso di tale incongruenza lo scorso maggio, in occasione di un vertice romano. Oggi hanno spostato la protesta in Sicilia, aggiungendo alla storica vertenza che l'isola non ha ancora avuto la possibilità di spendere circa 700 milioni di euro relativi alla programmazione 2000-2006, che però sono sospesi in attesa di risanare il Comune di Catania o altre spese correnti, facendo perdere la possibilità di creare crescita, lavoro, indotto e soprattutto di destinarli al Belice.

Intanto, il Belice continua a tremare: la scorsa sera un altro terremoto, di magnitudo 3 della scala Ritcher, con epicentro nell'area trapanese del Belice, a Santa Ninfa, avvertito anche nella parte agrigentina. C'è un po' di apprensione, ma non ci sono allarmi circa una possibile ripresa di attività sismica.

mercoledì 4 luglio 2012

Comune di Menfi, approvato il rendiconto di gestione 2011

Il Consiglio Comunale di Menfi ha approvato il rendiconto di gestione dell'anno 2011. Riunito in seduta ordinaria ha approvato all'unanimità anche un ordine del giorno a favore della stabilizzazione dei precari della Regione Siciliana e la modifica del regolamento all'Istituzione Culturale Federico II.

Nel corso della seduta consiliare di ieri sera (3 luglio 2012), iniziata con un ora di ritardo anche per colpa del grande caldo (impianto di climatizzazione guasto da circa un anno), è stato approvato il rendiconto della gestione dell'anno 2011 con il solo voto contrario dei due consiglieri del PD (Gambina e Palminteri) dopo che un emendamento della minoranza ha ottenuto l'assenso dall'Amministrazione.

Adesso, con l'avanzo di gestione, l'Amministrazione Comunale potrà lavorare su tre fonti: messa in sicurezza dei conti (€ 200.000), accertamento dei residui attivi e passivi (€ 400.000 circa) ed investimenti nel campo dell'energia rinnovabile al servizio degli immobili comunali (in particolare: € 150.000 per un impianto fotovoltaico su immobili comunali e € 50.000 per lampade a basso consumo).

Assenti i consiglieri Nino Bondì e Silvio Sbrigata.

lunedì 2 luglio 2012

Comune di Menfi: Consiglio Comunale del 03/07/2012




Il Consiglio Comunale di Menfi è convocato in seduta ordinaria per il giorno 03/07/2012 – ore 20,00 presso il salone del bassorilievo Torre Federiciana Piazza V. Emanuele.


Potete seguire la diretta dei lavori su TRS dalle ore 20.




I punti all’ordine del giorno sono:
  1. Approvazione verbali sedute precedenti;
  2. Regolamento dell’Istituzione Culturale “FEDERICO II” – Abrogazione commi 3 e 4 dell’art. 16;
  3. Modifica delibera di C.C. n. 12 del 14/4/2011 avente per oggetto: (Adozione variante al Piano di Trasferimento per la previsione di nuovi lotti edificabili nell’isolato “E”; - Approvazione, conseguente all’adozione che precede, della variazione planimetrica del citato isolato”E”;
  4. Approvazione del piano di lottizzazione delle aree, di proprietà della Ditta “Vassallo Marco & C.”, ubicate nella località “Fiori” agro di Menfi, al fine di realizzare un insediamento turistico in ambito aperto - art. 14 L.R. 27/12/1978 n. 71 e succ. m. i. – Approvazione schema di convenzione;
  5. Integrazione ed approvazione della proposta n. 104 del 23/11/2011 relativa alla "Presa d'atto schema funzionale zona D3" di Corso Palminteri;
  6. Rendiconto della gestione del Comune relativo all'esercizio finanziario 2011 – Approvazione;
  7. Regolamento Polizia Mortuaria - Modifica art. 56;
  8. Ordine del giorno a favore della stabilizzazione dei precari nella Regione Siciliana;
  9. Interpretazione autentica degli artt. 11 dello Statuto Comunale e 5 del vigente Regolamento del Consiglio Comunale;
  10. Interrogazioni.

    Pubblica Amministrazione: "software libero e cloud per ridurre i costi digitali"

    Flavia Marzano
    L'adozione del Software libero, acquisti centralizzati di un unico programma valido per tutte le realtà, database condivisi sul 'cloud' e anche i server sulla nuvola. Sono poche, semplici, ricette tecnologiche che potrebbero servire a ridurre il 'digital divide' della pubblica amministrazione e a risparmiare in tempi di spending review. E che potrebbero magari trovare spazio nell'Agenda Digitale del nostro Paese, dove qualcosa si sta muovendo. Agli ultimi esami di maturità, solo per fare un esempio recente, le tracce dei temi sono state inviate per via telematica con un risparmio di 240 mila euro, certificato dal ministro dell'Istruzione Francesco Profumo.

    "L'adozione del Software libero da parte della pubblica amministrazione e il riuso, porterebbero grandi vantaggi e risparmi anche se non immediati. Ma se non si inizia non succede mai", spiega all'ANSA Flavia Marzano, docente di tecnologia per l'amministrazione digitale all'Università La Sapienza di Roma e presidente degli Stati Generali dell'Innovazione.

    "Si potrebbero ipotizzare acquisti centralizzati di un solo programma - aggiunge -. La carta d'identità, ad esempio, si fa nello stesso modo da Belluno a Catania, c'é davvero bisogno di decine di software diversi?
    Basta che il ministero dell'Interno ne compri uno e ne permetta l'uso a tutti Comuni, magari online, sul 'cloud'. E' questo è solo un esempio. Se le Regioni gestissero i server della pubblica amministrazione, magari sempre sulla nuvola - sottolinea Flavia Marzano - ci sarebbe un risparmio in hardware, software, manutenzione e si guadagnerebbe in sicurezza". Nello specifico, il software libero è un programma pubblicato con una licenza - quindi non si può usare in maniera indiscriminata - che però permette modifiche e redistribuzione. Mentre la 'cloud' o 'nuvola' è la possibilità - già sfruttata da privati e aziende - di poter archiviare dati sul web. All'estero, le realtà che stanno migrando progressivamente tutte le proprie infrastrutture tecnologiche su software open source, ci sono e sono più sostenibili.

    Il comune di Monaco di Baviera, ad esempio, ha totalizzato un risparmio di 900 milioni annui anche grazie all'utilizzo di LibreOffice o OpenOffice (esempi di software libero per uffici) e il primo cittadino Christian Ude ha spiegato che bisogna "rimanere aderenti all'uso di standard aperti". Altro esempio virtuoso è quello dell'amministrazione della Extremadura, regione autonoma della Spagna, che ha scelto l'open source per il proprio sistema amministrativo. Entro la fine dell'anno 40mila desktop di uffici faranno lo 'switch' ad un sistema operativo basato su Debian (una tipologia di software libero).

    Il piano - partito dal Governo e a cascata interesserà tutti gli uffici pubblici - è una delle più grandi riconversioni europee all'open source. "In Italia ci sono già esempi di risparmio in questo senso nella pubblica amministrazione locale: 160 mila euro all'anno per il Comune di Bologna, 800 mila euro annui per il Comune di Modena", spiega Flavia Marzano che aggiunge: "Ai sensi del Codice dell'Amministrazione Digitale, le PA dovrebbero fare riuso di software ma quasi nessuna lo fa anche perché, pur volendo adottare soluzioni open dove trova il software?". "Servirebbe dunque un 'repository' - conclude - per cui chi ha soluzioni 'open' le pubblica e le rende scaricabili. A sua volta chi cerca un programma aperto può scaricarlo e magari trova allegata anche un po' di consulenza".

    Fonte: ansa.it

    sabato 30 giugno 2012

    Rifiuti: a Porto Palo di Menfi inizia la raccolta "porta a porta"

    Menfi - Partirà tra pochi giorni a Porto Palo la raccolta porta a porta dei rifiuti solidi urbani. Da parte della Sogeir, la società che gestisce il servizio, saranno distribuiti agli utenti i kit che comprendono i contenitori per la raccolta dell'umido, per la carta ed il cartone.

    Non appena il servizio sarà attivato scompariranno i cassonetti che si trovano lungo la strada e non mancano di ammorbare l'aria dal momento che i rifiuti si decompongono rapidamente a causa del caldo torrido.

    Un traguardo ormai raggiunto grazie alla determinazione dell'Amministrazione comunale che ha fatto di tutto perché il servizio venisse esteso alla località balneare dove nella stagione estiva si trasferiscono molti menfitani e non solo per trascorrere le ferie nel mare bandiera azzurra da 16 anni per la pulizia e la limpidezza delle sue acque.

    «È importante lavorare tutti insieme per migliorarci, a partire dai piccoli gesti: ridurre l'utilizzo e la dispersione di sacchetti di plastica, promuovere la raccolta differenziata, sfruttare il centro di raccolta della Sogeir», commentano dal Palazzo di Città.

    Il prossimo anno il servizio dovrebbe comprendere anche Lido Fiori, l'altra spiaggia fiore all'occhiello di Menfi, anch'essa frequentata da molti villeggianti.

    venerdì 29 giugno 2012

    Agrigento non perderà la Provincia

    Ad Agrigento alcuni avranno tirato un sospiro di sollievo. Per il momento sono solo indiscrezioni, ma il nuovo piano del Governo Monti per tagliare le Province pare salvi la Provincia regionale di Agrigento. In Italia dalle attuali 107, si passerebbe a 54 (da aggiungere eventuali accorpamenti tra gli enti soppressi).

    Almeno questo sarebbe il decreto legge che ha in mente il ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi. In Sicilia resisterebbero ai tagli solo Palermo, Catania, Messina e Agrigento: fuori invece Enna, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Trapani. Ma perché?

    Per "sopravvivere" le Province devono possedere almeno due di questi tre requisiti:
    • superficie di almeno 3.000 chilometri quadrati; 
    • popolazione superiore a 350 mila abitanti; 
    • oltre 50 Comuni presenti nel territorio. 
    In provincia di Agrigento i Comuni sono solo 43: quest'ultimo requisito pertanto non è soddisfatto. Per il resto, però, tutto fila liscio. Gli abitanti superano le 453 mila unità, mentre la superficie ufficialmente si attesta sui 3.042 chilometri quadrati. Sul filo del rasoio, ma con questi criteri la Provincia di Agrigento rimane in piedi. Ci riesce per pochissimi chilometri quadrati: per fare un esempio pratico, senza i 42,42 Km2 di superficie di San Biagio Platani l'obiettivo non sarebbe stato raggiunto.
    Con buona probabilità, pertanto, tra meno di un anno gli abitanti dell'Agrigentino saranno chiamati alle urne per eleggere presidente e Consiglio provinciale.

    Il mandato di Eugenio D'Orsi, infatti, iniziato nel giugno del 2008 volge ormai a scadenza. Bisognerà vedere se il decreto verrà emanato e soprattutto se manterrà questi criteri. Più volte si è cercato di intervenire su questo campo, senza però riuscire a concludere alcun taglio. In tanti, come già accaduto, sono comunque pronti ad alzare gli scudi: «Intervenire sulle Province con decreto legge è incostituzionale», è stato più volte detto.

    Il Presidente Eugenio D'Orsi, a conoscenza della vicenda, da un lato è soddisfatto dall'altro cerca di mantenere i piedi per terra, prima vuole leggere la norma pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Di una cosa però è certo: se la Provincia di Agrigento non venisse soppressa, tornando così alle urne tra qualche mese, lo stesso D'Orsi è pronto alla ricandidatura: «Non solo mi candiderò - ci dice - ma in quella competizione elettorale metterò innanzitutto a disposizione le cose concrete che ho fatto con tanto di documentazione cartacea. In più - conclude - devo difendere la mia dignità non solo nelle aule di tribunale, dove ci sono magistrati seri e professionalmente validi, ma voglio confrontarmi con il giudizio dei cittadini».

    Totò Frequente

    giovedì 28 giugno 2012

    Proposta per «chiudere» con il terremoto Valle del Belice

    Menfi, Chiesa Matrice
    Vincolare 450 milioni di euro dei fondi Fas e destinarli al completamento della ricostruzione della Valle del Belice.

    È la proposta contenuta in un disegno di legge che porta la firma del senatore Antonio D'Alì (Pdl). I soldi sarebbero ripartiti tra edilizia privata (300 milioni) e opere pubbliche (150 milioni).
    Parrebbe la via più celere per chiudere definitivamente la questione, 44 anni dopo il terremoto. Sarebbe anche un modo per risarcire il territorio dallo «scippo» subìto quattro anni fa, allorquando il governo Berlusconi dirottò altrove 50 milioni di euro che il Parlamento, nella precedente legislatura, aveva destinato al Belice.

    «Non c'è alcun prelievo sulla fiscalità generale - si affretta a precisare D'Alì - ma un vincolo di destinazione da assegnare ai fondi già di spettanza della Regione. I fondi per le aree sottoutilizzate vengono impegnati attraverso accordi di programma tra Regione e governo centrale, e un'indicazione della legge nazionale sarebbe vincolante per l'inserimento di questa voce nelle infrastrutture da finanziare».

    Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto il 25 maggio. E nessuna modifica al testo è stata proposta. Ora si attende il parere della commissione Bilancio del Senato. Se positivo, il provvedimento passerà al vaglio dell'aula di Palazzo Madama, per il primo dei due passaggi parlamentari. «Se si fa il conto - chiarisce D'Alì - anche con le dovute rivalutazioni monetarie, delle somme erogate per i grandi terremoti, il Belice rimane quello che, in proporzione, ha ricevuto meno».

    Per il parlamentare si tratta di un «riequilibrio legittimamente richiesto ed eticamente dovuto». Le necessità sono state quantificate da una commissione d'indagine che ha completato i suoi lavori due anni fa. Non nasconde, dal canto suo, la soddisfazione Nicola Catania, coordinatore degli amministratori del Belice: «È, questo - spiega - un risultato frutto di un intenso lavoro fatto di incontri, solleciti, richieste». «Abbiamo verificato - aggiunge - la disponibilità del governo, in particolare del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, e financo il presidente Napolitano si è scomodato per scrivere al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, affinché la questione fosse costantemente monitorata».

    Lo stesso non può dirsi della Regione: «Sarebbe stato opportuno - si lamenta Catania - che anche lei avesse fatto fino in fondo la sua parte. Il presidente Lombardo aveva preso un impegno, ma al momento questo impegno è disatteso». Catania convocherà nei prossimi giorni il coordinamento degli amministratori della Valle, al quale, non essendo più vicesindaco di Partanna, si presenterà dimissionario. È però possibile che gli venga chiesto di restare al suo posto, pur non ricoprendo incarichi amministrativi.

    Nella Foto:  Menfi, i danni alla Chiesa Matrice - Terremoto del Belice 15 gennaio 1968

    Il Giudice di Pace di Napoli e la mediazione obbligatoria

    L’interessante sentenza emessa in data 23 marzo 2012 dal Giudice di Pace di Napoli aggira il problema della mediazione obbligatoria per quanto riguarda le cause rientranti nella competenza del Giudice di Pace.
    Nella causa in questione, la controparte aveva sollevato l’eccezione di improcedibilità della domanda per mancato esperimento del procedimento di mediazione obbligatorio di cui al D.Lgs. 28/2010, trattandosi di controversia concernente il risarcimento di danni derivanti dalla circolazione di autoveicoli.

    Il Giudice di Pace di Napoli rigetta l’eccezione, sostenendo che il procedimento dinanzi al Giudice di Pace già prevede sia la conciliazione in sede contenziosa, in virtù dell’art. 320 comma 1 c.p.c, che in sede non contenziosa ai sensi dell’art. 322 c.p.c. Per cui, non avendo il  D.Lgs. 28/2010 previsto alcuna abrogazione delle suddette norme del codice di procedura civile, "nel procedimento dinanzi al giudice di pace vanno applicate le disposizioni di cui al libro II, titolo II, dall’art. 11 al 322 c.p.c.".

    Una diversa interpretazione, continua il giudice, non solo sarebbe in contrasto con il delineato quadro sistemico ma si rivelerebbe manifestamente illogica. Ed invero l’intento deflattivo che si è proposto il legislatore è stato assecondato proprio dall’istituto del giudice di pace che è nato con lo scopo di favorire la conciliazione delle controversie che può avvenire nella fase giudiziale ex art. 320 c.p.c. ovvero in quella stragiudiziale azionabile ex art. 322 c.p.c.. Pertanto, sarebbe paradossale escludere dal processo conciliativo un istituto che è nato precipuamente per lo svolgimento di tale finalità.
    Quindi, il Giudice di Pace di Napoli ha statuito che, nei giudizi instaurati innanzi al Giudice di Pace ed aventi ad oggetto controversie su materie in ordine a cui costituisca condizione di procedibilità il previo esperimento del tentativo di mediazione ex art. 5 del D. Lgs. 28/2010, non si debba applicare la disposizione normativa medesima in quanto a ciò osta la sussistenza degli artt. 320 e 322 del codice di procedura civile, in base ai quali nell’ambito del rito dinanzi al Giudice di Pace sono già contemplati istituti di composizione bonaria delle controversie.

    Il giudice aggiunge, inoltre, che comunque il mancato esperimento del tentativo di mediazione non comporta affatto l’improcedibilità della domanda, quanto piuttosto obbliga il giudice ad assegnare alle parti un termine di 15 giorni per la proposizione dell’istante con la fissazione di una successiva udienza dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 6 del decreto suddetto (cioè 4 mesi dalla scadenza dei 15 giorni).
    La sentenza, ben argomentata, presenta un vizio di fondo, in quanto dinanzi ad una eccezione di parte avrebbe dovuto applicare correttamente la disciplina legislativa, nel senso di riaffermare la obbligatorietà del tentativo di mediazione dinanzi ad uno degli organismi accreditati presso il Ministero della Giustizia, adottando i provvedimenti di cui all’art. 5, comma 1, del D.Lgs. 28/2010 e disponendo il rinvio della udienza, anziché procedere oltre nell’esame del merito. Il non averlo fatto getta un’ombra sulla sentenza del Giudice di Pace di Napoli, che significa di fatto la sostanziale abrogazione della mediazione obbligatoria, e sulla iniziativa di matrice forense volta a riportare dinanzi al Giudice di Pace la conciliazione nella materia delle controversie concernenti le controversie relative al risarcimento danni da circolazione di veicoli e natanti, che trae spunto dalla pronuncia.

    Avv. Calogero Lanzarone

    No all'accompagnamento coatto

    Pattuglia senza etilometro? Seguire gli agenti non è obbligatorio!!!

    I giudici della Corte di Cassazione, Sezione IV penale, con la sentenza numero 21192 emessa in data 31 maggio 2012 hanno deciso che “è esclusa la contravvenzione, ai sensi e per gli effetti  dell’articolo 186, settimo comma, del Codice della Strada, per l’automobilista che si rifiuta di seguire gli operatori di polizia al fine di sottoporsi al test alcolemico quando non si sia verificato alcun incidente stradale”. La guida in stato di ebbrezza è un reato previsto e sanzionato dal sopra menzionato articolo 186 del Codice  della Strada, ed il tasso alcolemico consentito per coloro che si mettono alla guida di un qualsiasi mezzo è pari a 0,5 g/l nel sangue. Nella fattispecie oggetto di controversia un automobilista era stato fermato da una pattuglia sprovvista dello strumento per l’alcool test e gli agenti avevano chiesto al conducente di seguirli al fine di sottoporsi, appunto, a tale test presso un comando della polizia stradale distante oltre 30 km. Il conducente, però, rifiutava di seguirli e si allontanava, quindi, a piedi.

    Tale soggetto, in conseguenza di ciò, veniva indagato per la violazione del combinato disposto dei commi 2 e 3 dell’articolo 186 del Codice della Strada ed il Giudice per le Indagini Preliminari pronunciava sentenza di assoluzione in quanto il fatto non sussiste.
    Questa decisione veniva impugnata dal Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale. Il rappresentante della pubblica accusa riteneva che, al contrario di quanto asserito dal Tribunale, non si poteva escludere nella fattispecie concreta l’applicazione dell’articolo 186, comma 3, del Codice della Strada. I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso evocando, prima di tutto, il rispetto del principio di legalità in materia penale. Facendo riferimento agli “accertamenti previsti dall’articolo 186 del Codice della Strada, comma terzo, non si prevede la possibilità di accompagnamento coattivo del conducente quindi, in assenza di una simile previsione non si può, ricavare un implicito potere di accompagnamento in capo agli agenti senza, peraltro, incorrere nella violazione del citato principio di legalità”.

    Nel caso di specie, sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione, il conducente si era rifiutato di seguire gli agenti in assenza di un obbligo in tal senso, dato che gli stessi non avevano, sul luogo, lo strumento per la misurazione del tasso di alcool nel sangue e che il luogo ove recarsi distava circa una trentina di chilometri. In pratica, quindi, il rifiuto all’adempimento di un obbligo che non sia dettato dal combinato disposto dei commi 7 e 3 dell’articolo 186 del Codice della Strada, non può integrare la contravvenzione prevista dalle citate disposizioni  conseguentemente il ricorso è stato rigettato in quanto il fatto non sussiste.

    Avv. Calogero Lanzarone