martedì 20 aprile 2010

Fini: "Resto, ma Berlusconi deve accettare il dissenso"


ROMA - Resta, ma non tace. Semmai organizza quel dissenso all'interno del Pdl a cui vuol dare voce. Se gli verrà permesso, ovviamente. Gianfranco Fini raccoglie i suoi fedelissimi e rilancia le critiche al Pdl ("deve essere libero e non può essere il partito nato dal Predellino"), negando, però, di aver posto questioni "personalistiche" o di "organigramma".
Fini vede un partito che, visto il rapporto privilegiato con la Lega, si muove con scarsa "attenzione alla coesione sociale del Paese". Poi avverte: "Non penso a scissioni o a elezioni e non cerco poltrone: ma non ho intenzione di stare zitto e farmi da parte". Svanisce, così, l'ipotesi di fare gruppi autonomi. Si concretizza invece la nascita di una corrente di minoranza che vede in Fini il suo leader.

La terza carica dello Stato si presenta a questo appuntamento (blindato ai cronisti) con addosso gli occhi del mondo politico. E non poteva essere altrimenti dopo lo scontro con Berlusconi. In sala sono una cinquantina. Tra gli altri, Baldassarri, Siliquini, Laboccetta, Menia (che polemizza con Bocchino), Barbareschi, Tremaglia, Granata, Napoli, Bocchino, Ronchi, Paglia e Urso. Fini parte così: "Ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio". Richiama Ezra Pound quando dice che "bisogna essere disposti a rischiare per le proprie idee". E dice di volero fare senza esitazioni: "Questo è il momento. Questa è una fase complicata, non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni a Berlusconi".

Le questioni Fini le elenca l'una dopo l'altra. A partire dalla mancanza di "proposte precise sulle riforme", ai contrasti "politici e non personali" con Tremonti ("senza di lui saremmo come la Grecia"), al rapporto con la Lega "che è un alleato importante ma non può essere il dominus della coalizione". C'è questo ma non solo. C'è anche un disagio a stare in un partito in cui si dice, come ha fatto Berlusconi, che i libri di Roberto Saviano fanno un favore alla mafia: "Come è possibile dire che con il suo libro ha incrementato la camorra? Come si fa a essere d'accordo?. Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario, ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire...". Poi l'attenzione torna sul Pdl. Con la decisa negazione di tramare ai danni del premier: "Non credo di avere attentato al partito o al governo dicendo che su alcuni temi c'è una distanza politica. Ho posto solo questioni politiche, mai personalistiche, e sempre con spirito costruttivo".

Guarda alla direzione del Pdl di giovedì, il presidente della Camera. Se da quell'appuntamento uscirà "una pattuglia minoritaria in polemica con la maggioranza" significa "che ci sarà un confronto aperto". Ed allora, continua Fini, si aprirà "una fase nuova". Che, però, porterà con sè un interrogativo ancora irrisolto: "Il dissenso interno può esistere o siamo il partito del predellino?. Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna. Sarà il momento della verità". E se alcuni giornali grideranno al tradimento, sappiano che "nove volte su dieci chi davanti ti dice sempre sì poi dietro ti tradisce".

Una lunga riflessione messa nero su bianco su un documento che 55 parlamentari firmano. Il testo finale riconosce Fini quale rappresentante della componente interna al Pdl e frena "il solo parlare di scissioni e di elezioni anticipate". Con questo mandato il presidente della Camera si presenterà giovedì alla direzione. Ma la platea che avrà davanti sarà sicuramente meno facile di quella di oggi.

Dentro il partito, però, molti nomi illustri hanno prese le distanze dal loro ex leader: La Russa, Gasparri, Alemanno, solo per citarne alcuni. Lui scivola sulla questione: "La componente che viene da An sarebbe dovuta restare unita, ma invece è andata diversamente". Ma proprio quella componente si mobilità fragorosamente, firmando un documento in cui si chiede di superare "definitivamente" le "quote di provenienza" tra gli ex di Alleanza Nazionale e di Forza Italia e di convocare un nuovo congresso. Riaffermando la scelta "irreversibile" del Pdl, che vogliono rafforzare "restando all'interno". Si tratta per ora, di 41 deputati e di 33 senatori, oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Per le prossime ore sono attese nuove adesioni. Primi firmatari il capo gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, e i ministri Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Giorgia Meloni. Tutti a chiedere un "costante, libero, proficuo confronto di idee", garantendo al massimo "la democrazia interna".

Nel frattempo, oggi pomeriggio, Berlusconi vedrà i coordinatori del Pdl. All'ordine del giorno la preparazione della direzione nazionale e non solo. Fonti parlamentari del partito riferiscono che si affronterà anche la questione legata alla nascita della minoranza interna di Fini. Più tardi, invece, è previsto anche un incontro tra il premier e Umberto Bossi.



Fonte repubblica.it

venerdì 16 aprile 2010

Il presunto libro dei favori di Raffaele Lombardo


Un file finito per sbaglio o per vendetta in rete e pieno zeppo di nomi, cognomi, numeri di telefono, cortesie da fare in cambio di voti. E’ quello che è successo ad un anonimo “segugio” di un noto settimanale "Centonove" che impostando una ricerca su Emule si è ritrovato davanti tutt’altro: una selva di cartelle e files rigorosamente archiviati, contenenti centinaia di richieste da altrettanti cittadini in cerca di lavoro, avanzamenti di carriera, assegnazione di incarichi o addirittura superare esami universitari o prestazioni mediche.

Le pratiche contenute dentro le cartelle fanno riferimento per lo più al 2006/2007 ed indirizzate direttamente a Raffaele Lombardo (cartella “appunti per Raffaele”) o ai suoi stretti collaboratori (ad esempio “appunti per Maria”). Ma ci sono anche degli “appunti singoli Pratiche Generali” che contengono la comune routine clientelare della politica.
Ad esempio:

  • T.F. Maresciallo Ordinario in servizio dal 1998 che “Aspira ad essere trasferito a Catania o Modica”.
  • A.S. “Aspira ad assunzione come operaio”.
  • La Dott.ssa M.P. richiede di superare il “Concorso Dirigente 1° Livello Cardiologia Ospedale Umberto I Siracusa”.
  • Il Sig. Pasqua aspira umilmente ad una promozione in un supermercato Despar.
  • La sig.na C.E. si raccomanda di contattare il Presidente di Commissione della SISSIS per superare brillantemente l’esame orale, dopo essere arrivata 23° su 30 agli scritti del 2/11/2006.
  • Una signora chiede aiuto perché in lista d'attesa per il trapianto di un rene.

Le parti più compromettenti però si trovano nei file relativi a finanziamenti ed intestati a deputati o uomini di apparato.

Come ad esempio l’elencazione di aziende che dovrebbero ricevere finanziamenti per il “Bando per lo sviluppo del territorio – Investicatania scpa”, assieme alla sfilza di consulenze ed appalti che sarebbe impossibile elencare, la maggior parte contenuti nella cartella “elenchi marzo sottile” (Angelo Sottile?). Cartelle che specificano il Comune di Catania, la Provincia, Regione Sicilia, Monte dei Paschi, Enti di Formazione e perfino Call Center. Un sistema addentrato in tutti gli ambiti lavorativi e sociali.
Abbiamo anche una cartella Militari, un foglio intitolato “programma Gestione Pratiche Generale” contenente la solita lista di richieste da risolvere con tanto di numeri di telefono e relativi segnalatori (tra cui molti onorevoli e personalità di spicco della politica). Tra queste si ritrovano cose divertenti tipo “11/01/2007 visita sanitaria x le poste”.
Stracolmo di nominativi e dati personali è il database dei curriculum vitae, circa 500, scrupolosamente ordinati in base a tipo di richiesta, priorità, il solito segnalatore di turno e note di segreteria per specificare la destinazione o varie ed eventuali.

Nicola D'Agostino dell’Mpa dichiara che si tratta di una vecchia vicenda di appunti on line che il presidente Lombardo ha già abbondantemente chiarito essere a lui estranea.

Ma il mistero del libro mastro non si è ancora chiuso.


martedì 30 marzo 2010

Voto di scambio e appalti pilotati. Lombardo: accuse infamanti


Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura di Catania, insieme al fratello Angelo, il deputato Udc Fausto Fagone e altri due esponenti politici.

Contatti con clan in cambio di appoggio elettorale. E' l'accusa mossa al presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e a suo fratello, il deputato nazionale del Movimento per l'autonomia, Angelo, che sono indagati per concorso esterno all'associazione mafiosa dalla Procura della Repubblica di Catania. Con loro sono indagati anche il deputato regionale dell'Udc Fausto Fagone e altri due esponenti politici regionali. Il fascicolo è secretato e i magistrati etnei non commentano la notizia pubblicata dal quotidiano La Repubblica, non confermandola né smentendola.
Un'accusa contestata duramente dal presidente Lombardo che parla di "spazzatura" e di ipotesi che "non stanno né in cielo né in terra". Il governatore spiega di "non avere avuto notificato alcun avviso di garanzia" e di "avere appreso la notizia da un amico che ha letto il giornale" e gli ha telefonato. Il leader del Mpa annuncia che adirà "le vie legali" nei confronti di chi lo accusa per "difendersi da queste accuse infamanti e false". Per questo chiederà di essere "sentito al più presto dai magistrati" nei quali, dice, di "avere massima fiducia".

L'indagine è del Ros dei carabinieri e mirava a altro: Vincenzo Aiello, personaggio di spicco della cosca Santapaola, tornato in libertà nel 2005 e ritenuto elemento di collegamento con Cosa nostra di Palermo.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche dei militari dell'Arma in oltre due anni e mezzo di accertamenti si allargano fino a realizzare un'informativa di circa 5.000 pagine, consegnata alla fine dello scorso anno alla Procura. Il fascicolo è assegnato dal procuratore Vincenzo D'Agata a quattro sostituti: Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara.
Gli investigatori del Ros sono partiti dalle dichiarazioni di Aiello, ascoltate grazie a delle 'cimici', e di altri decine e decine di indagati che parlano anche dei rapporti con la politica e dell'appoggio fornito a alcuni esponenti durante le campagne elettorali. Agli atti non ci sono intercettazioni di Raffaele e Angelo Lombardo, che, secondo la tesi dell'accusa, avrebbero tenuto i contatti con un 'corriere' e mai direttamente, ma soltanto discorsi e racconti di terze persone che parlano di loro raccontando episodi diretti o de relato, che sono al vaglio dei magistrati che devono stabilire anche se ci sia del millantato credito o meno. Come quando uno degli indagati accusa Raffale Lombardo di "essersi rifiutato di incontrarlo, dimenticando che ci voleva vedere quando non era ancora nessuno".
I magistrati non commentano le indiscrezioni. Per tutti parla il procuratore capo Vincenzo D'Agata ma soltanto della pubblicazione della notizia sostenendo che potrebbe essere "determinata da interessi e da contrapposizioni di natura politica dei quali i giornali divengono a volte involontario strumento" mentre i magistrati "hanno il dovere di tacere". "Ma nel diffondere le notizie - sottolinea il procuratore capo di Catania - i giornalisti fanno il loro corretto mestiere ".
Una tesi non condivisa del tutto da Lombardo che ha dato mandato ai propri legali di procedere contro i pentiti che lo chiamano in causa ma anche nei confronti dei giornalisti di Repubblica per violazione del segreto istruttorio "'attese le evidente connessioni - spiega il suo legale, l'avvocato Carmelo Galati - con il caso di Trani che ha riguardato il presidente del consiglio".

domenica 14 marzo 2010

Convocazione Consiglio Comunale

Si terrà domani 15 marzo alle ore 20:00 il Consiglio Comunale presso il salone del bassolrilievo Torre Federiciana Piazza V. Emanuele.

I punti all’ordine del giorno sono:

  • approvazione verbali sedute precedenti;
  • relazione del Sindaco. Periodo dall’ 01/07/08 all’01/07/09;
  • surroga componente in seno alla Commissione ex art. 5 legge 178/76;
  • elezione componente del Consiglio dell’Unione dei Comuni “Terre Sicane” in sostituzione del Consigliere G. Solazzo;
  • presa atto arinanza Tar Collegio dei revisori
  • rettifica previsioni planimetriche della prescrizione esecutiva PE.5
  • interrogazioni.

Potete seguire la diretta su RMK a partire dalle ore 20,00.

giovedì 4 marzo 2010

Convocazione Consiglio Comunale



Il Consiglio Comunale è convocato per oggi 4 marzo alle ore 20:00, presso il salone del bassolrilievo Torre Federiciana Piazza V. Emanuele.



I punti all’ordine del giorno sono:

  • approvazione verbali sedute precedenti;

  • relazione del Sindaco. Periodo dall’ 01/07/08 all’01/07/09;

  • surroga componente in seno alla Commissione ex art. 5 legge 178/76;

  • elezione componente del Consiglio dell’Unione dei Comuni “Terre Sicane” in sostituzione del Consigliere G. Solazzo;

  • interrogazioni.


Potete seguire la diretta su RMK a partire dalle ore 20,00.

lunedì 1 marzo 2010

Sicurezza scolastica, a Menfi un finanziamento Inail di 295mila euro

In arrivo 295mila euro dall’Inail per mettere in sicurezza l’Istituto comprensivo Santi Bivona di Menfi. Il Comune di Menfi ha ottenuto il finanziamento partecipando a un bando nazionale indetto dall’Inail per progetti di adeguamento dei plessi scolastici alle vigenti disposizioni in materia di messa in sicurezza e abbattimento delle barriere architettoniche Oggi la comunicazione da parte della Direzione Regionale dell’Inail dell’avvenuta ammissione al finanziamento: “I lavori riguarderanno la messa in sicurezza e l’abbattimento delle barriere architettoniche per la scuola Santi Bivona – spiega il Sindaco Michele Botta –. Già quest’estate avevamo ottenuto il finanziamento per l’adeguamento dell’impianto elettrico e antincendio della scuola Norino Cacioppo. Quest’Amministrazione, sin dal suo insediamento, sta lavorando per individuare tutte le opportunità di finanziamento messe a disposizione dalle istituzioni regionali e nazionali, con particolare attenzione al mondo della scuola, come testimonia anche la recente apertura della Sezione primavera”.Il Comune di Menfi, grazie al tempestivo intervento dell’Amministrazione Botta, ha ottenuto il massimo del finanziamento richiesto con un progetto che si è posizionato al 34mo posto nella graduatoria regionale, e quarto in provincia di Agrigento.

giovedì 11 febbraio 2010

Made in Italy e lotta alla contraffazione


La tutela del "made in Italy" è stata già affrontata con la legge 99/2009, che ha introdotto misure volte a rafforzare la tutela della proprietà industriale e gli strumenti di lotta alla contraffazione, anche sotto il profilo penale, e dal decreto-legge 135/2009.
La Camera ha approvato la proposta di legge C. 2624, recante disposizioni sulla commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri e sulla riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani di tali settori.

In particolare, si vuole assicurare la tracciabilità dei prodotti dei predetti settori, introducendo un sistema di etichettatura obbligatoria che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione.

Inoltre si consente l’uso dell'indicazione «Made in Italy» esclusivamente per i prodotti dei suindicati settori le cui fasi di lavorazione, come individuate dallo stesso provvedimento, abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano.

Infine, si prevedono sanzioni amministrative pecuniarie e il sequestro e la confisca delle merci nel caso di violazione delle disposizioni del provvedimento, che se reiterata è soggetta a sanzione penale.


Il decreto-legge 135/2009, convertito dalla legge 166/2009 (A.C. 2897), era già intervenuto, con l'articolo 16, a tutela del made in Italy.

In particolare, i commi 1-4 introducono una regolamentazione dell’uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, quali «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano» o simili, prevedendo una sanzione penale per l’uso indebito di tali indicazioni di vendita ovvero di segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione.

Invece i commi 5-8 sanzionano la condotta del produttore e del licenziatario che maliziosamente omettano di indicare l’origine estera dei prodotti pur utilizzando marchi naturalmente riconducibili a prodotti italiani, a tal fine modificando la precedente disciplina in materia. Le modifiche così introdotte da una parte sono volte a superare i limiti interpretativi e applicativi posti dalle disposizioni previste dall’art. 17, comma 4, della legge 99/2009 - a sua volta intervenuto a modificare la disciplina contenuta nell'art. 4, comma 49, della legge 350/2003 (finanziaria 2004) - specificando la condotta sanzionata e qualificando la violazione come illecito amministrativo, mentre dall’altra si rendono necessarie per evitare possibili profili di contrasto delle stesse disposizioni con la normativa comunitaria. Con riferimento alla norma in esame il Ministero dello sviluppo economico ha emanato una circolare esplicativa .

La legge 99/2009 (A.C. 1441-ter) contiene numerose norme che mirano a rafforzare la tutela della proprietà industriale e gli strumenti di lotta alla contraffazione, anche sotto il profilo penale.

Come già ricordato con esse sono state rese più stringenti, a tutela del made in Italy, le sanzioni in caso di mendace indicazione di provenienza o di origine.

L’azione di contrasto alla contraffazione e alle frodi è stata potenziata anche per i prodotti agroalimentari ed ittici (v. Qualità italiana ).

Alle indagini per i delitti di contraffazione viene estesa la disciplina delle “operazioni sotto copertura”, che consistono in attività di tipo investigativo affidate in via esclusiva ad ufficiali di polizia giudiziaria, infiltrati sotto falsa identità negli ambienti malavitosi al fine di reperire prove e accertare responsabilità.

I beni mobili registrati sequestrati (automobili, navi, imbarcazioni, natanti e aeromobili) nel corso dei procedimenti per la repressione di tali reati sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia o ad altri organi dello Stato o enti pubblici non economici per finalità di giustizia, protezione civile o tutela ambientale.

Salvo che il fatto costituisca reato, si procede a confisca amministrativa dei locali ove vengono prodotti, depositati, detenuti per la vendita o venduti i materiali contraffatti, salvaguardando il diritto del proprietario in buona fede.

Presso il Ministero dello sviluppo economico viene istituito il Consiglio nazionale anticontraffazione, con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’azione complessiva di contrasto della contraffazione a livello nazionale.

Più in generale, la legge 99/2009 introduce modifiche al Codice della proprietà industriale (decreto legislativo 30/2005), incidendo su profili sia di natura sostanziale sia processuale. Per quanto riguarda i profili sostanziali le modifiche riguardano, tra l’altro, il diritto di priorità per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità e i limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore ai disegni e modelli industriali. Con riferimento ai profili processuali si segnala, tra le altre modifiche, l’eliminazione del riferimento all’applicazione del rito societario per i procedimenti in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale e l’ampliamento delle controversie devolute alle sezioni specializzate. Inoltre la legge delega il Governo ad adottare disposizioni correttive o integrative del richiamato Codice, anche con riferimento ai profili processuali.

venerdì 27 novembre 2009

Il processo breve


Il processo breve è il provvedimento che il governo Berlusconi sta studiando per abbreviare i tempi della giustizia, ma gli scontri ed i punti in sospeso sono ancora molti. In sostanza il processo non potrà durare più di 6 anni complessivi, 2 anni per ogni fase del processo, primo grado, appello e giudizio di legittimità, e si applicherà ai processi in corso che prevedono pene inferiori ai 10 anni di carcere, per i reati commessi prima del 2 maggio 2006, data dell’indulto.
Se viene oltrepassata la soglia dei 6 anni, il processo verrà estinto. Tale provvedimento però è escluso se l’imputato ha già avuto in passato una condanna grave, come il delitto. La proposta di legge, messa a punto da Niccolò Ghedini, è ora al vaglio del Senato ed ha avuto come firmatari oltre ai capogruppo del Pdl, anche quelli della Lega Nord.

Il problema della giustizia in Italia è molto grande e sono numerosi i richiami della comunità europea al nostro Stato per trovare una soluzione. L’Italia infatti è il Paese più litigioso con 3.687.965 processi civili in primo grado durante il 2006 ed in media i questi processi hanno una durata di 507 giorni, il doppio di Francia e Spagna. Eppure i fondi destinati alla giustizia sono 462 miliardi di euro, cifra inferiore solo quella di Germania e Inghilterra. Il numero di magistrati però è molto più basso rispetto agli altri Paesi dell’UE. In Italia si hanno 14,8 magistrati per 100mila abitanti, in Austria sono 22,8, in Germania 30,7, in Portogallo 29,9, mentre la Spagna ne ha il nostro stesso numero.


Alfano, ministro della Giustizia, le contrapposizioni sono state moltissime, soprattutto fra Associazione Nazionale dei Magistrati ed il ministro della Giustizia, Alfano. La contesa ruota attorno ai processi che verranno coinvolti e che probabilmente non potranno essere conclusi per il poco tempo a disposizione. L’ANM sostiene che saranno dal 40 al 50%, mentre Alfano sostiene che sarà solo L’1%.
Nell’ambito politico, lo scontro è fortissimo ed anche alcuni esponenti del Pdl restano dubbiosi. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia in Parlamento, manifesta i suoi dubbi sui reati per immigrazione clandestina: «Suscita un certo stupore la scelta di includere nell’elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l’immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invece sottolinea come: «Deve essere chiaro che questa non è la riforma della giustizia».

Dagli schieramenti opposti piovono critiche molto aspre, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, richiama il principio di uguaglianza di fronte alla legge, mentre il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro dichiara: «Miglialia di processi dei maggiori scandali italiani andranno tutti dichiarati estinti».
A richiamare il tema delle leggi ad personam ci pensa il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero che dice: «Il governo usa un problema vero per fare un provvedimento che ha come unico scopo quello di salvare Berlusconi dai processi».

La distanza fra maggioranza e opposizione appare ora incolmabile ed in molti invocano un abbassamento dei toni. I tempi di approvazione del ddl sono ancora poco chiari, ma si pensa che il provvedimento possa essere approvato prima delle vacanze natalizie e quindi essere reso effettivo con l’inizio del nuovo anno.

Cosa ne pensate sul "processo breve" ?

mercoledì 25 novembre 2009

Anche i bimbi avranno il loro passaporto



In vigore da mercoledì 25 novembre, le nuove regole per i più piccoli: validità diverse a seconda dell'età.



Niente più fototessera sul documento di mamma e papà. Basta con l'identità in prestito sul libriccino bordeaux dei genitori. Ad ognuno il suo. Padri e figli. Così anche un neonato avrà il suo bel passaporto personale. Dal 25 novembre, tutti i bambini in viaggio all'estero avranno in mano il loro documento con nome e foto, così come prevede la nuova disciplina comunitaria. La Farnesina fa sapere infatti che anche i più piccoli dovranno avere il loro documento per l'espatrio. La novità riguarda anche le scadenze, diverse a seconda dell'età del bimbo. Fino ai tre anni il passaporto ha una validità triennale. Dai tre anni in su, fino ai 18, sarà invece valido cinque anni. Spiegano alla Farnesina: «Con l'entrata in vigore del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 444/2009, recante disposizioni in materia di passaporti contenenti elementi biometrici è stato infatti introdotto il principio "una persona - un passaporto". Principio in base al quale i passaporti devono essere rilasciati come documenti individuali».

Le nuove norme «che rispondono ad un'esigenza fortemente avvertita dalla Farnesina e dal Ministero dell'Interno, garantiscono una maggiore individuabilità e quindi sicurezza per i minori che viaggiano, permettendo quindi di fare meglio fronte ai crescenti fenomeni della sottrazione indebita di minorenni e della tratta internazionale di minori». «A tal fine è prevista l'eliminazione della possibilità di iscrizione del minore sul passaporto del genitore (o tutore o altra persona delegata ad accompagnarli) e una durata temporale differenziata dello stesso al fine di poterne aggiornare la fotografia in relazione al mutamento delle sembianze degli aventi diritto». Per i maggiori di 12 anni, presto verrà anche introdotta la rilevazione delle impronte digitali.

domenica 22 novembre 2009

I consiglieri Buscemi Antonino e Buscemi Vincenzo aderiscono all'Italia dei Valori

Ieri sabato 21 novembre, alle ore 11:30 c/o l’ Hotel Mediterraneo in via Rosolino Pilo n° 43 a Palermo, si è tenuta una conferenza stampa in cui sono state presentate le adesioni di 9 esponenti appartenti a diverse realtà politiche che hanno deciso di aderire al partito di Italia dei Valori, tra i quali il Consigliere Vincenzo Buscemi ed il Presidente del Consiglio Antonino Buscemi.
Alla conferenza stampa sono intervenuti il sen. Fabio Giambrone, commissario regionale del partito, l’on. Ignazio Messina, responsabile nazionale Enti Locali, ed il dott. Salvatore Messana, responsabile regionale Enti locali. Era inoltre presente l’on. Leoluca Orlando, portavoce nazionale di Italia dei Valori.

mercoledì 18 novembre 2009

Acqua, la Puglia dice no ai privati


Mentre in Parlamento si è votato un decreto legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, fra i quali anche quelli idrici, la Regione presieduta da Vendola ha approvato una delibera che va in direzione opposta
L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato. Con questo principio la regione Puglia sta preparando la sua rivoluzione dell'acqua. La delibera recentemente approvata dalla giunta Vendola è una sfida alla privatizzazione del servizio idrico avviata dal governo nazionale.
Mentre il governo nazionale stabilisce che nelle aziende ex municipalizzate la proprietà pubblica dovrà scendere al 30% entro il 2015, la regione ha intenzione di togliere dal mercato la società Acquedotto Pugliese (AQP) e di cambiare il sistema delle tariffe basandolo anche sul reddito familiare. Entro dicembre la Regione Puglia dovrà presentare un disegno di legge ad hoc.

Che si tratti di una vera e propria sfida lo dimostra il fatto che la Puglia impugnerà dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto legge 135, con cui il governo ha dato il via libera alla privatizzazione della gestione idrica e ha sancito la fine delle società per azioni a capitale pubblico. Entro novembre 2009 il testo dovrà essere trasformato in legge. Ma secondo la Puglia il servizio idrico deve rimanere di competenza esclusiva delle regioni. Non solo: essendo un servizio essenziale e un diritto inalienabile dell'uomo, l'acqua deve rimanere fuori dalle logiche di mercato e della concorrenza.

Un acquedotto, mille problemi. L'acquedotto pugliese, la cui costruzione iniziò nel 1906 e si protrasse anche durante la Grande Guerra, è uno dei più imponenti d'Italia con 20.000 chilometri di rete. Attinge da invasi fuori dalla Puglia e serve anche diversi comuni della Campania e della Basilicata. Dal 1999 la società che gestisce l'infrastruttura si è trasformata in società per azioni a capitale pubblico. Del 2002 la Puglia e la Basilicata detengono il 100% delle azioni.

Ma una grande opera ha bisogno di una costante manutenzione. Oggi l'acquedotto pugliese perde il 35% dell'acqua che trasporta. A questa quota vanno aggiunti i furti d'acqua. Non bisogna dimenticare, poi, gli evasori che non pagano la bolletta. Alla fine dei conti, AQP non riesce a fatturare il 47% dell'acqua che immette nelle condotte.

Ma c'è anche l'altro lato della medaglia: la Spa, che conti alla mano è un'azienda sana, sta realizzando un ambizioso piano di investimenti, che ammonteranno a 1,5 miliardi di euro entro il 2018. Gli interventi sulla rete stanno già dando i risultati sperati: “Negli ultimi quattro anni – dicono dall'Acquedotto Pugliese – le perdite sono diminuite dal 53% al 47% per un risparmio di 25 milioni di metri cubi d'acqua”.

Bollette meno care. O no? Se l'acquedotto dovesse tornare in mano pubblica chi dovrà sopportare il peso di questi investimenti? Secondo Fabiano Amati, assessore regionale per le Opere Pubbliche, non i cittadini. Anzi: “Dal 2010 al 2018 le tariffe scenderanno gradualmente. E introdurremo un sistema secondo il quale chi ha un reddito basso avrà un conto meno salato. Ferma restando, ovviamente, una quota fissa che sarà uguale per tutti”.

Dopo la Toscana, la Puglia è la regione con le tariffe dell'acqua più care d'Italia (consulta la tabella completa). Dovendo attingere acqua da altre regioni, AQP ha dei costi di gestione molto più alti rispetto ad altre aziende più “fortunate”, che operano in territori dove laghi e fiumi abbondano. Ma lo spettro del rincaro non è infondato, visto che la vecchia legge Galli impone che i costi del servizio debbano ricadere sul servizio stesso, quindi in bolletta.

Cosa cambierà. Secondo l'assessore Amati, trasformare l'azienda idrica in un soggetto di diritto pubblico implica un grande vantaggio, quello della trasparenza: “I cittadini avranno finalmente la garanzia che le loro esigenze non saranno più valutate secondo criteri di convenienza economica ma di utilità pubblica. Quando si parla di un bene primario come l'acqua, questo è un diritto fondamentale”.

Le voci critiche non mancano. Anche all'interno di Federutility, la federazione che rappresenta le aziende di servizi pubblici locali, c'è un certo scetticismo verso quella che viene vista come una scelta politica. “In concreto non cambierà nulla per i cittadini, non si capisce perché proprio ora che AQP sta realizzando importanti investimenti la Regione interviene per cambiare tutto”.

Giuseppe Altamore, giornalista esperto di risorse idriche, vede nell'iniziativa della regione Puglia “un po' di demagogia. Bisogna vedere se ci sono le risorse economiche per togliere dal mercato una società grande come AQP. Certo, bisogna anche dire che in Toscana, dove ci sono state le prime privatizzazioni dell'acqua, le tariffe sono aumentate a vista d'occhio”.

Che cosa ne pensi? Sei favorevole o contrario alla privatizzazione dei servizi pubblici locali? Di' la tua!

L'acqua "Deve restare un bene comune"


Con le reti idriche allo sfascio, l'Italia accelera la privatizzazione dell'acqua. Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per ricuperare questo pazzesco "gap" infrastrutturale.

I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all'acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent'anni che si investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo. Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti.

Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient'altro che il solito polverone. Uno scontro di "teologie": con una maggioranza che crede nell'efficacia salvifica della gara d'appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell'acqua "bene comune". In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare "l'acqua del sindaco", intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.

Nell'agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più verso i privati. Stavolta è d'accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l'acqua - ultima trincea del pubblico servizio - minaccia fuoco e fiamme.

"In nessun'altra parte d'Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center".
Contro il provvedimento s'è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s'è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d'Europa (si dice che abbia dato più da... mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di "l'acqua è una cosa pubblica" ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone.

Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti. Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un'azienda comunale totalmente pubblica che finora ha mantenuto tariffe tra le più basse d'Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alza le tariffe senza fare investimenti; ora non vogliono che questo preluda al passaggio a un'azienda con sede a Milano, Roma o magari all'estero.

A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono la loro rete in modo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l'acqua ad altri. "La fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a statuto speciale" osserva Marco Job del C. m. a di Udine. "Facevamo tutto da soli - ghigna il carnico Franceschino Barazzutti - dalle mie parti il sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, con tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Tolmezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. E' tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati".

Privatizzare è l'ultima speranza di adeguarci all'Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello. proprio l'enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. "Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al mondo finanzierà le piccole imprese, e cos finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplicemente con la forza del nome", spiega Antonio Massarutto dell'università di Udine. Altra cosa che pu falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. "Siamo in Italia" brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: "Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentano perché funzioniamo". Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità.

Pubblico o privato? "Non importa che i gatti siano bianchi o neri - scherza Passino citando Marx - l'importante è che mangino i topi". Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l'azienda pubblica è stata privatizzata al cento per cento, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un'authority ventiquattrore su ventiquattro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque anni le tariffe vanno discusse daccapo. Massarutto: "L'anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavare più bianco. Non è vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca furbate o fughe speculative". Figurarsi se poi l'azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede.

Altra anomalia: abbiamo le tariffe più basse d'Europa. Questo perché - a differenza di Francia o Germania - finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta per le bollette dell'acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell'elettricità, che invece sono - udite - le più alte del Continente. Dire che gli acquedotti si debbano pagare con le tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: "Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto che io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali". Nell'incertezza sul futuro, il ritardo aumenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 115 euro pro-capite l'anno.