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giovedì 24 maggio 2012

"Siamo tutti Pino Maniaci"

Pino Maniaci è una forza della natura, impossibile da contenere nel suo eloquio appassionato contro la mafia. Pino Maniaci è un’autorità, è più credibile delle istituzioni, al punto che nella sua Partinico i cittadini le denunce non le mandano alle forze dell’ordine, ma alla sua televisione. E al punto che il legislatore gli manda le delibere prima di approvarle, per farsi dire da lui se possono favorire la mafia. Pino Maniaci è anche un padre, preoccupato del coinvolgimento della sua famiglia (la moglie Patrizia e i tre figli Letizia, Giovanni e Simona) in quella che è un’avventura esaltante, ma anche un’attività che mette a rischio la loro incolumità.

Però Pino Maniaci è anche un uomo arrabbiato. Con le istituzioni, con la sua gente e con chi non si ribella. «La mafia non è un problema solo del sud, anzi. Almeno in Sicilia dobbiamo combattere solo Cosa nostra, qui avete a che fare con le mafie meridionali che si sono messe d’accordo con quelle dell’Est Europa. Ma non vi interessa. In Sicilia abbiamo avuto gli ultimi quattro presidenti della Regione e 30 dei 90 deputati dell’Assemblea regionale indagati per mafia. Siamo 5 milioni di cittadini e per colpa di 5 mila malavitosi la Sicilia è diventata terra di mafia. Io vorrei capire perché con tutto quello che succede non vi incazzate».

Lo switch off di giugno, però, potrebbe far sparire sia Telejato che Pino Maniaci. Ecco perchè le associazioni “Dieci e venticinque” e “Rita Atria” hanno scritto una lettera aperta al ministro delle Attività produttive, Corrado Passera, per chiedere il salvataggio di Telejato, la televisione di Partinico famosa per il suo tg e soprattutto per le battaglie del suo direttore Pino Maniaci. 
Le condizioni imposte dal bando di assegnazione delle frequenze sembrano infatti tagliare fuori Telejato dalla competizione. La piccola televisione del Palermitano rischia di essere una di quelle 50 emittenti siciliane che con lo switch off, ossia il passaggio dal sistema analogico a quello digitale terrestre, cesseranno definitivamente di trasmettere il prossimo 30 giugno.
“Tra pochi giorni, il 9 maggio – scrivono le due associazioni – ricorrerà il trentaquattresimo anniversario dell’uccisione mafiosa del giornalista Peppino Impastato. L’Italia intera si appresta a commemorare il coraggio di un giovane che, insieme ai suoi compagni, dai microfoni di “Radio Aut” denunciava senza paura gli interessi mafiosi, a Cinisi e oltreoceano, del boss Badalamenti. Senza omissioni o connivenze, con la sola arma della libertà e dell’ironia. Pagando la sua dedizione e il suo coraggio, con la vita. Oggi, a trentaquattro anni da quel 9 maggio 1978, molti altri cronisti e operatori dell’informazione seguono il suo esempio rischiando ogni giorno per poter svolgere a testa alta e schiena dritta il lavoro di giornalisti. Tra questi: Giuseppe Maniaci e la sua redazione di Telejato, emittente televisiva con sede a Partitico”.